La storia di Richarlison

Il brasiliano
Richarlison si racconta

”Molti amici d’infanzia sono morti o in galera. La maggior parte di loro si è messa a vendere droga, perchè si guadagnava parecchio. Nel mio paese mi chiamavano ”bandito”, ma nonostante tutto non mi sono mai immischiato con la droga. Io vendevo cioccolata e gelati”.
Si sa, quando si nasce nelle favelas la via più facile da percorrere, purtroppo, è quella del narcotraffico. Nonostante ciò, c’è comunque qualcuno che prova ad opporsi a questa vita di illegalità, rincorrendo un pallone e con esso un sogno di felicità. Ma purtroppo il mondo che ti circonda fa di tutto per cercare di farti sprofondare.
“Una volta ho scavalcato il recinto per andare a recuperare il pallone nel giardino del mio vicino, un narcotrafficante. Mi ha puntato una pistola alla testa. Ho avuto molta paura. Mi ha detto che se ci avesse trovato di nuovo lì avrebbe sparato a me e ai miei amici”.
Oltre alle difficoltà sociali, poi, spesso si sovrappongono anche quelle sportive, che provano in tutti i modi a tapparti le ali.
”Non riuscirei a contare sulle dita delle mani le squadre che mi hanno scartato”.
Ma nonostante ciò, Richarlison non si è mai dato per vinto e ha continuato a rincorrere il suo sogno.
Fluminense, Watford e ora Everton.
Strapotere fisico, velocità impressionante e gol a raffica.
E ieri, con una rovesciata da applausi, ha messo in ginocchio lo United regalando la vittoria ai suoi.
Il “bandito” si è finalmente ripreso la sua rivincita e ha coronato il suo sogno d’infanzia, dimostrando ancora una volta quanto il calcio non sia solo uno sport, ma anche e soprattutto una via di salvezza da una vita infelice e segnata dal dolore.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *