Cosa succede quando una squadra segna contro se stessa? Il caso che cambiò le regole

Quando una squadra segna nella propria porta, il gol viene assegnato agli avversari. Si riprende dal calcio d’inizio della squadra che ha subito la rete. Non vale se l’autogol nasce direttamente da una ripresa di gioco: in quel caso si assegna un corner, non un gol, come stabilisce l’organo regolatore International Football Association Board.
Detto in breve: autogol valido solo a pallone in gioco e dopo un tocco regolare. Da rimesse laterali, calci di punizione o calci d’inizio diretti nella propria porta non si segna: la ripresa successiva è un calcio d’angolo per l’altra squadra.
Barbados–Grenada 1994: l’autogol che conveniva
Coppa dei Caraibi, qualificazioni 1994. Regola speciale: niente pareggi. Se la gara finisce in parità, si gioca supplementare con golden goal; quella rete “vale doppio” ai fini della differenza reti. La Barbados deve vincere con due gol di scarto per passare il girone.
Al 75’, Barbados è 2-0. All’83’, Grenada segna: 2-1. Con quel risultato, la Barbados è fuori. Mancano pochi minuti. L’idea estrema: autogol deliberato per forzare i supplementari, inseguendo un golden goal “da due gol di scarto”.
All’87’ la Barbados calcia nella propria porta: 2-2. Parte la scena che ha reso celebre la partita. Grenada capisce la trappola e prova a segnare in qualsiasi porta: la propria o quella avversaria, perché una rete qualsiasi nei 90’ le consegnerebbe il passaggio. La Barbados allora difende due porte: il proprio specchio e quello avversario, per impedire a Grenada di modificare il 2-2.
Si arriva ai supplementari. Vige la regola del golden goal che conta doppio. La Barbados segna subito: 4-2 “contabile”. Missione compiuta. Partita finita, girone ribaltato, mondo perplesso.
L’epilogo produce un effetto chiaro: gli organizzatori eliminano la regola del golden goal con valore doppio dalle edizioni successive. L’episodio diventa un caso di studio internazionale su come non scrivere i regolamenti, perché crea incentivi perversi e premia comportamenti anti-intuitivi.
Cosa dice il regolamento sugli autogol
Il regolamento del gioco del calcio è costruito per limitare le distorsioni. Un autogol è valido se il pallone è in gioco e l’ultima deviazione è di un difendente verso la propria porta. Ma ci sono eccezioni precise sulle riprese.
Calcio d’inizio: se il pallone viene calciato direttamente nella propria porta, non è rete. Si riprende con calcio d’angolo per gli avversari.
Calcio di punizione (diretto o indiretto): se la palla finisce direttamente nella propria porta, è calcio d’angolo. Stessa logica per la rimessa laterale: un tiro laterale nel proprio specchio non vale, si assegna corner.
Rimessa dal fondo: il pallone deve uscire dall’area per essere in gioco; se rientra in porta prima, si ripete. Sul drop ball, oggi controllato dall’arbitro, un’autorete diretta non conta: vale ancora l’angolo.
Obiettivo: evitare che una squadra “risolva” la gara con atti artificiali dalla ripresa di gioco. La rete deve scaturire da un’azione, non da un espediente di regolamento.
Altri precedenti al limite
Tiger Cup 1998, Thailandia–Indonesia. Le due nazionali fanno calcoli sul tabellone della fase a eliminazione. Conviene perdere. Si assiste a una partita surreale, tra rinvii volontari e un autogol plateale di Indonesia per evitare un incrocio scomodo. Arriveranno multe e squalifiche. Messaggio: il campo non perdona chi forza la mano alla logica sportiva.
Madagascar 2002, AS Adema–SO l’Emyrne. Protesta contro gli arbitraggi: i giocatori dell’Emyrne infilano 149 autogol. Il risultato 149-0 resta un record tragico. Squalifiche durissime e revisione dei protocolli disciplinari locali.
Questi casi non hanno stravolto le Regole del Gioco, ma hanno irrigidito i regolamenti di torneo: tiebreak rivisti, sanzioni più pesanti contro la slealtà, niente norme che premino comportamenti contro-intuitivi.
Cosa cambiò dopo Barbados–Grenada
L’episodio caraibico ebbe un effetto immediato dove era nato: addio al golden goal “che vale doppio”. La maggior parte dei tornei ha evitato in seguito scorciatoie aritmetiche legate a differenza reti e tempi supplementari.
Nel quadro internazionale, la regola del golden goal è stata poi dismessa. Gli organismi tecnici hanno preferito criteri semplici: tempi supplementari tradizionali, poi rigori. La differenza reti resta nei gironi, ma senza moltiplicatori. È una lezione di design competitivo: meno premi strani, meno comportamenti anomali.
Va ricordato che le Regole del Gioco sono definite da International Football Association Board. Le leghe e le confederazioni possono fissare criteri di classifica e formato, ma senza introdurre eccezioni che contraddicano lo spirito del gioco o creino incentivi paradossali come la “rete che vale doppio” dei supplementari.
Un dettaglio spesso dimenticato: si è capito che la chiarezza paga. Ordinare i criteri di spareggio (scontri diretti prima della differenza reti in molti tornei), fissare orari simultanei nelle ultime giornate e bandire regole come il golden goal incentivano partite corrette e leggibili. Meno spazio alla furbizia regolamentare, più al merito tecnico.
La sintesi
Segnare nella propria porta assegna un gol agli avversari, con ripresa dal centrocampo. Non vale se nasce direttamente da una ripresa: si dà corner. Il caso Barbados–Grenada ha mostrato come una norma mal congegnata – il Regola del golden goal “contabile” – possa ribaltare il senso del gioco. Da allora, i regolamenti di torneo hanno imboccato una via più lineare. Buon senso, aritmetica sobria e pallone che decida in campo, non sulla calcolatrice.

